Mascherine e guanti in mare: è allarme ambientale

Mascherine e guanti in mare: è allarme ambientale

L’utilizzo di mascherine e guanti era inevitabile a causa della pandemia da coronavirus, ma in pochi si sono preoccupati di come smaltirli.

Che fine fanno mascherine e guanti usa e getta? Se non smaltiti nel modo corretto rischiano di finire in mare, causando danni irreparabili.

Questi strumenti di protezione vengono gettati un po’ ovunque. Questo comportamento però mette a rischio la collettività, l’ambiente e i nostri mari.

Mascherine e guanti scambiati per cibo dalla fauna marina

Può essere una vera e propria tragedia per le tartarughe e i mammiferi marini. Questi ultimi scambiando le mascherine e i guanti per cibo, finiranno per mangiarli come già succede con gli altri rifiuti in plastica che arrivano in mare. “Da non sottovalutare il fatto che si tratta di plastiche che, una volta sfaldate, si tramutano in micro e nano plastiche e vengono ingerite anche dai pesci fino a risalire la catena alimentare e arrivare all’uomo”. Afferma così Silvio Greco, biologo marino e dirigente di ricerca della Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Già oggi nei nostri mari finiscono ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica, se a questo dato aggiungiamo uno scorretto smaltimento delle mascherine, così come dei guanti e degli altri dispositivi di sicurezza necessari per proteggere la nostra salute, arriviamo a numeri stratosferici.

Secondo una stima del Politecnico di Torino, riportata dal Panda nazionale, durante la Fase 2 serviranno mensilmente 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti. È un quantitativo molto alto, calcolando che le mascherine e i guanti normalmente sono monouso.

Come comportarsi per aiutare l’ambiente

Cosa possiamo fare per evitare questo spreco e il conseguente inquinamento ambientale?

Sicuramente una delle prime cose da fare è informarsi e capire come smaltire nel miglior modo le mascherine e i guanti. L’Istituto superiore di sanità indica linee guida per organizzare la raccolta differenziata per chi è positivo al Covid, quindi in quarantena volontaria, ma anche per i non positivi.

Se si è positivi al virus, è bene interrompere la raccolta differenziata nella propria abitazione e gettare tutti i rifiuti, in due o tre sacchi uno dentro l’altro, nell’indifferenziata.

In caso contrario, si può continuare con la raccolta differenziata ma con alcuni accorgimenti. Fazzoletti, rotoli di carta, mascherine e guanti vanno gettati in via precauzionale nell’indifferenziata, sempre isolati da almeno due sacchi uno dentro l’altro.

Un altro comportamento responsabile è quello di lavare le mascherine, se possibile, evitando così di accumulare rifiuti.

La scelta migliore sarebbe quella di immettere nel mercato mascherine e guanti mono-materiali e non poliaccoppiati, impossibili da differenziare e riciclare.

mascherine-cooperativa-quidA questo ci ha pensato la più grande azienda del biologico in Italia, NaturaSì. L’azienda ha annunciato che nei propri punti vendita saranno disponibili mascherine in cotone lavabili fino a 15 volte, realizzate dalla Cooperativa sociale Quid.

A certificarle è l’Istituto Superiore di Sanità che le classifica come maschera a uso medico di Tipo I. Le confezioni di mascherine lavabili saranno messe a disposizione di tutto il personale del Gruppo, oltre che vendute al pubblico.

“Il lavaggio delle mascherine è semplice: basta immergerle in 1 litro di acqua con 5 grammi di candeggina, sciacquare con acqua corrente e fare asciugare all’aria per poi stirare a massima temperatura fino al quindicesimo utilizzo.”

 

 

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