Moda sostenibile e bambù

Moda sostenibile e bambù

La tendenza da non perdere

Può sembrare sorprendente, ma i materiali naturali come pelle, lana, cotone e seta sono quelli che hanno un maggiore impatto ambientale considerando l’intero ciclo di vita. E la sostenibilità delle materie prime utilizzate è un dettaglio non da poco considerando che nel calcolo dell’impatto ambientale e sociale di un qualsiasi capo di abbigliamento il materiale da cui è composto rappresenta una voce fondamentale. Probabilmente la più importante, per due semplici ragioni: per produrre una qualsiasi materia prima si usano risorse come acqua ed energia che possono variare considerevolmente a seconda del materiale, e da ciò dipende in gran parte anche la sua riciclabilità. Per questo la moda sostenibile, in cui il bambù riveste un ruolo da protagonista, sta prendendo sempre più piede.

Il trend delle borse in bambù su Pinterest

Ogni mese 250 milioni di persone cercano o condividono su Pinterest le immagini e i temi che amano, generando un’enormità di dati che a loro volta danno vita alle tendenze. Esaminando le ricerche più attive degli ultimi sei mesi, la piattaforma ha delineato i trend che caratterizzeranno il 2019. Stando alla ricerca, diffusa da Il Sole 24 ORE, questo sarà un anno improntato alla moda sostenibile: le ricerche delle “borse in bambù” sono aumentate del 2215%, sullo sfondo di una crescita del 34% di quelle per “moda sostenibile”. Leggi anche Il successo della bamboo bag.

Il Lyocell di Stella McCartney

In tema di moda sostenibile, un’altra risposta al problema della ricerca di materiali alternativi al cotone, arriva da fibre semplici come lino, canapa e ortica la cui coltivazione richiede un minor uso di acqua, pesticidi ed erbicidi. Tra questi, il materiale più diffuso è il Lyocell, prodotto a partire dalla cellulosa di legno e bambù. Se proviene da foreste certificate, come nel caso della collaborazione tra Stella McCartney e la ONG Canopy, si tratta di un’ottima alternativa a basso impatto ambientale.

La moda sostenibile di Etro

La “Natura Manifesta”, la collezione maschile autunno/inverno 2019-20 presentata a casa Etro dalla nota maison, propone cappotti realizzati con lana riciclata proveniente dal recupero di vecchi maglioni di lana o da un’azienda impegnata nello sviluppo di tessuti ecosostenibili come la fibra di Yak, ricavata dal bovino che vive alle pendici dell’Himalaya. E ancora: t-shirt in filati di bambù, canapa, ortica, soia, crabyon, lino e cotone biologico. Leggi anche Tessuto in bambù. 

L’ecosostenibilità della Rb More di Pineta di Laives

Le reti da pesca rigenerate, le fibre ricavate dal faggio o dal bambù e persino la plastica Pet che serve per fare le bottiglie e i boccioni dell’acqua minerale. In Alto Adige c’è un’azienda che con questi e altri materiali naturali realizza: vestiti, maglioni, giacche, cappotti, t-shirt e felpe. Si tratta della Rb More di Pineta di Laives, casa di abbigliamento proprietaria del marchio Re-Bello, che ha inventato il fashion ecosostenibile, un nuovo modo di vestire per chi ha a cuore la salvaguardia del pianeta.

I tessuti naturali di Malìa

L’innovativa startup Malìa, fondata dalla giovane stilista e modellista Flavia Amato, lo scorso anno si è aggiudicata il Qvc Next Lab per l’innovativa linea di womenswear in fibre naturali. In particolare, le collezioni si basano su fibre classiche (cotone, seta e lana biologica), antiche (canapa e ortica) ed ecofilati più innovativi: fibra di bambù, di mais, di latte o di lenpur, un filato in pura cellulosa, ecologico e salutare.

Oltre a essere protagonista dell’attuale tendenza moda sostenibile, questa straordinaria graminacea è anche un business vincente; per saperne di più leggi anche Perché il bambù gigante. 

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