Come si coltiva il bambù gigante

Come si coltiva il bambù gigante

I METODI DI COLTIVAZIONE DEL BAMBU’ GIGANTE IN ITALIA

Ti abbiamo già parlato dei vantaggi derivanti dalla coltivazione del bambù gigante e di quanto il bambù sia una risorsa etica e redditizia. Se nel nostro precedente articolo (che puoi leggere cliccando qui) ti abbiamo spiegato perché è conveniente investire in questo tipo di coltivazione, oggi vogliamo spiegarti meglio come si coltiva il bambù gigante.

La specie Phillostachys Pubescens, la migliore per noi

Esistono in natura 1300 specie di bambù, suddivise in 60 generi differenti. Noi abbiamo scelto per i nostri bambuseti la specie Phillostachys Pubescens, comunemente detta Moso o Bambù gigante, in assoluto la più adatta a crescere nel clima temperato Italiano.
Oltre all’adattabilità al nostro clima il moso produce il fusto dal legno di maggiore qualità, la cui durezza e resistenza supera quella di molti legni pregiati. Il bambù gigante risulta inoltre essere il più versatile dal punto di vista commerciale, avendo 1500 applicazioni industriali e dandoci la possibilità di mettere in commercio sia i culmi (le canne) che i germogli.

Qual è il tipo di terreno migliore?

La scelta del terreno migliore è una premessa fondamentale per far crescere al meglio una piantagione di bambù, per la quale ci affidiamo all’esperienza dei nostri agronomi. La duttilità e la resistenza del bambù gli consentono di poter crescere su diverse tipologie di terreno in Italia. Tra l’altro, il bambù riesce a crescere anche in terreni sassosi e scoscesi (in questi casi ha bisogno di frequente irrigazione e almeno 30 cm di terra disponibile), ed è in grado di resistere anche a temperature sotto allo zero. Detto questo la “casa” ideale per il bambù gigante è un luogo con un terreno fresco, sciolto, possibilmente umido e ben drenato.

Seme o micropropagazione?

come si coltiva il bambùIl metodo più tradizionale per far crescere il bambù gigante è quello ovviamente di partire dal seme. Si tratta di una pratica alla portata di tutti: innanzitutto occorrerà asciugare il seme al sole per un paio d’ore, una volta asciutto andrà immerso in acqua pulita per 12-18 ore per la riattivazione e solo dopo questo procedimento andrà piantato in un vaso con terreno adatto. Dopo 3-4 mesi in vaso, se le piantine di bambù gigante avranno attecchito saranno pronte per essere impiantate nel terreno.

Questa tecnica, assolutamente adatta per un uso domestico, presenta però spesso problemi se applicata a piantagioni a scopo industriale, primo tra tutti la mancanza di garanzie di attecchimento. Inoltre, la crescita della pianta partendo da seme può risultare molto lenta.

Per ovviare a tali inconvenienti nelle nostre piantagioni, così come quando offriamo consulenza a chi vuole avviare una piantagione di bambù, utilizziamo la tecnica della micropropagazione: si tratta di una tecnica di sviluppo della pianta che ci permette di ottenere un clone della pianta stessa, dotato dello stesso patrimonio genetico, attraverso l’utilizzo dei metodi moderni di coltura in vitro di cellule e tessuti vegetali.

Si tratta di una tecnica con cui, a differenza del seme, siamo in grado di garantire l’attecchimento della pianta, anche perchè ne abbiamo già delineato il dna. Inoltre, garantisce una crescita molto più rapida della piantagione di bambù.

Bisogna infine ricordare che in un bambuseto le piante vanno collocate alla distanza minima di un metro l’una dall’altra, per consentirne una corretta crescita.

I tempi del bambù gigante

> I primi germogli che potranno essere raccolti e venduti arriveranno dopo 3-4 anni dalla messa a dimora del bambuseto e i primi culmi da raccogliere dopo appena 5 anni.

> In un bambuseto a regime possono essere raccolti ogni anno il 25% dei culmi di una piantagione senza ridurre la densità arborea ed il numero dei tronchi per ettaro.

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